Descrizione
6ª Edizione Concorso letterario nazionale
“RACCONTAMI IL NATALE”
La Giuria, presieduta dalla giornalista e scrittrice Manuela Caracciolo e composta da Michelino Musso (referente Progetto culturale della diocesi di Asti)F, Riccardo Fassone (autore e regista di testi teatrali) e Fiorenza Gherlone (consigliera del Comune di Revigliasco d’Asti), dopo attenta disamina dei 272 racconti giunti da ogni parte d’Italia, ha proclamato i vincitori della sesta edizione del Concorso letterario.
Primo classificato: “ARRIGO”, di Elisabetta Antichi (Cagliari)
Motivazione: Nel racconto “Arrigo”, la pace si configura come una memoria riparatrice, capace di agire laddove la storia ha lasciato ferite insanabili. Attraverso il potere della narrazione e della solidarietà umana, l’autrice affronta il tema del conflitto non dal punto di vista dello scontro, ma da quello dell’umanità che resiste e si riconosce oltre ogni divisione. Emblematica è la figura della donna di Cagliari, che accoglie e soccorre un marinaio nemico, restituendogli la dignità di essere umano. In questo gesto di cura e di accoglienza si incarna una pace concreta e silenziosa, capace di superare i confini imposti dal conflitto e di riaffermare la comune appartenenza alla famiglia umana.
La scrittura stessa diventa, in “Arrigo”, un atto di pace. Donando allo zio un “finale diverso”, l’autrice inventa una salvezza là dove la storia ha decretato la morte: un gesto di riparazione simbolica che permette di fare pace con la perdita e con l’orrore della guerra. Così, il racconto trasforma il dolore in memoria condivisa e il passato in possibilità di senso, ricordandoci che la guerra, pur apparendo talvolta come un “mostro lontano”, resta sempre presente e chiede alla letteratura di essere uno spazio di cura, di resistenza e di umanità.
Secondo classificato: “LA LETTERA CHE NON ARRIVO’ MAI”, di Erenio Fasano (Gaeta - Latina)
Motivazione: Nel racconto “La lettera che non arrivò mai”, la pace si configura come una riconciliazione profonda con il passato e come la conclusione di un conflitto interiore protrattosi per trent’anni. Attraverso un percorso intimo e doloroso, il protagonista comprende che la pace non coincide con l’assenza della sofferenza, ma con la capacità di smettere di alimentare l’incendio dei propri ricordi, accettandoli senza più distruggersi. Il gesto semplice e luminoso di accendere una candela alla finestra assume un forte valore simbolico: è un atto di pace rivolto a una promessa infranta, ma anche a ciò che non si è riusciti a diventare. In questa luce fragile che si oppone all’oscurità, il racconto celebra una pace autentica e matura, fondata sull’accettazione della propria vulnerabilità e sulla possibilità, finalmente, di perdonare sé stessi.
Terzo classificato: “L’ULTIMO SILENZIO”, di Nicola Sguera (Benevento)
Motivazione: Nel racconto “L’ultimo silenzio”, la pace si manifesta come una presenza disarmata e disarmante, affidata al linguaggio universale della musica, capace di farsi spazio nella notte di un Natale di guerra. Il violino del protagonista, insieme agli strumenti improvvisati e alla palla di pezza, non diventa un mezzo di evasione, ma un richiamo potente alla memoria di un’umanità condivisa, quella che la guerra tenta di cancellare e svilisce. Questi oggetti fragili si trasformano in legami profondi, capaci di riconnettere gli uomini alla loro essenza più autentica e alla possibilità della fraternità. Anche quando il Natale è ormai passato, il protagonista resta aggrappato a quelle schegge di pace, custodendo il violino spezzato e la palla di pezza come simboli di una notte in cui, seppur per un istante, la pace è diventata realtà.
Menzione speciale della Giuria: “COME SI FA LA PACE”, di Sergio Nosenzo (Revigliasco d’Asti – Asti)
Motivazione: Un’insegnante, una scuola, gli alunni, la cronaca del presente, un messaggio scritto sulla lavagna, sono i tratti di un dialogo che coinvolge ed indica tanti spunti di riflessione. Un racconto di attualità, semplice e spontaneo, che pone al centro dell’attenzione la libertà di pensiero dei bambini e il valore della scuola come progetto di futuro capace di promuovere la pace disarmata e disarmante. Utopia, sogno o desiderio? In un tempo in cui il frastuono mediatico tende a soffocare le notizie positive, l’aspirazione a un mondo guidato dal pensiero dei “piccoli” assume la forza di un segno evangelico di lieto annuncio. È un invito prezioso, che la giuria intende valorizzare con questa menzione, riconoscendo nel testo un’opportunità significativa di riflessione, da condividere e amplificare.
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Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2026, 10:35